5 ottobre 2009
Furbo
27 settembre 2009
Considerare

<<“Considerare” (con sidere) significa “con le stelle”; riconsiderare significa riunirsi al movimento e ai cicli del cielo e della vita. Qui l’enfasi è posta sulle intenzioni degli esseri umani, dato che gli esseri umani sono fragili e imperfetti. Le persone non sempre sanno leggere e scrivere o sono istruite. Molti individui nel mondo sono poveri e soffrono di malattie croniche. Non sempre i poveri riescono a procurarsi il cibo giusto per un’alimentazione corretta e devono lottare per nutrire ed educare i loro figli. Se persone con tali carichi riescono ad andare oltre le loro difficoltà quotidiane e agire con il chiaro scopo di combattere lo sfruttamento e operare per la ricostruzione, allora si sta preparando qualcosa di veramente potente. Non si tratta solo di poveri, ma di persone di tutte le razze, di tutte le classi sociali e di tutti i luoghi del mondo. “Un giorno finalmente hai capito quel che dovevi fare e hai cominciato, anche se le voci intorno a te continuavano a gridare i loro cattivi consigli”. Questa è la descrizione che Mary Oliver fa del passaggio da un’atteggiamento profano a un profondo senso di connessione con il mondo vivente.
Anche se generalmente i telegiornali annunciano la morte di persone a noi estranee, milioni di uomini e donne continuano ad agire proprio in nome di quegli estranei. Questo altruismo ha origini religiose, persino mitiche, e affonda le sue radici nell’estrema concretezza del XVIII secolo. Gli abolizionisti furono il primo gruppo a creare un movimento nazionale e globale per difendere i diritti di persone che non conoscevano. Fino a quel momento, nessun gruppo di cittadini aveva avanzato reclami che non avessero a che fare con i loro stessi interessi. I conservatori misero in ridicolo gli abolizionisti, allo stesso modo in cui oggi deridono liberali, progressisti, attivisti e tutti quelli che vogliono risolvere i problemi del mondo, rendendo questi termini dispregiativi. Curare le ferite del mondo e dei suoi abitanti non richiede santità o un partito politico, ma solo buon senso e perseveranza. Non si tratta di un’attività liberale o conservatrice, si tratta di un atto sacro. È un’impresa enorme che cittadini comuni, e non governi autonominati od oligarchie, stanno portando avanti in tutto il mondo.>> (Paul Hawken Moltitudine inarrestabile ed. Ambiente pag.33)
18 settembre 2009
8 settembre 2009
Scuola
4 settembre 2009
Arabeschi

...Ma non è possibile tacere degli apporti che l’italiano e i dialetti hanno tratto nei secoli da un’altra lingua, l’arabo. Alcune parole come ayatollah, kebab (giuntoci come caffè attraverso il turco), kefiyyah hanno avuto una reviviscenza recente. Altre non hanno bisogno di reviviscenza tanto sono radicate profondamente sul suolo italiano. Anzitutto nei nostri dialetti, specie nelle parlate siciliane, attraverso cui sono poi spesso passate nell’italiano comune, come cosca, dammuso, sciarra e sciarriari, zagara, ma si pensi anche al genovese camallo o all’orginariamente veneziano arsenale. Molte si sono insediate nell’italiano dai primi secoli della nostra storia linguistica come effetto del superiore prestigio culturale che avevano gli islamici dall’Arabia all’Africa Settentrionale alla Spagna. Ecco una piccolissima scelta di queste parole: alambicco,albicocca, alchimia, alcol, alcova,alfiere, algebra, algoritmo, almanacco, ammiraglio, arsenale, auge, assassino, azimut, azzardo, azzurro. Nutrizione e astronomia, chimica e costume, tecnologia e matematiche: tutti campi in cui noi, ma anche altri europei, abbiamo imparato cose e parole dalla grande cultura araba. Dell’amalgama (arabismo!) di tante contaminazioni è fatta l’identità delle nostre parlate e dell’italiano....
22 agosto 2009
Desiderio
l'etimologia della parola desiderio ("de sideribus") ci rimanda al De bello Gallico:
i desiderantes erano i soldati che stavano sotto le stelle ad aspettare quelli che dopo aver combattuto durante il giorno, non erano ancora tornati. Da qui il significato del verbo desiderare: stare sotto le stelle ed attendere.
Il dizionario etimologico spiega così:
20 agosto 2009
Cosmetica
Cosmetica da cosmo (=universo ordinato e armonico) è la tendenza ad essere in armonia con l’Universo
Scrive Erodoto a proposito degli Sciiti: “Gli Sciiti fanno bagni di vapore… tritano su una pietra ruvida, su cui versano acqua, pezzetti di cipresso, di cedro e di incenso, poi con quello che hanno tritato fanno una pasta spessa con cui si spalmano tutto il corpo ed il viso: le pervade così un soave profumo e insieme, quando il giorno dopo si tolgono il cataplasma, la loro pelle risulta brillante” E’ una delle centinaia di ricette di bellezza pervenuteci dall’antichità. Ricette e ingredienti diversi, un unico e gran denominatore: la cosmesi che aveva, nel mondo antico, una precisa rispondenza terapeutica e religiosa.

